C’è una qualità che cattura subito l’attenzione in Emmanuel Tjeknavorian, ed è la maturità. Maturità interpretativa ovviamente, ma anche l’assoluto pragmatismo tecnico e l’assenza di ostentazione, che sorprende ancor più in un’opera contrastata e ad alto impatto emozionale come il Requiem verdiano portato al Teatro Verdi di Pordenone prima delle recite milanesi. Non è un Requiem in cerca dei massimi sistemi, né forzatamente estremizzato, ma piuttosto indagato con un’eleganza da veterano e un’attenzione sia alla concertazione, sia alla quadratura tra le masse e i solisti, pressoché ineccepibile. Il tutto dipanato da un gesto paradigmatico per chiarezza, efficacia e congruità, che scansa ogni inutile “coreografismo”.
![]() |
| Requiem di Verdi, Emmanuel Tjeknavorian – Teatro Verdi di Pordenone |
Ci sono ovviamente momenti più raccolti e introspettivi accanto ad altri, come i tanti ritorni del "Dies Irae", in cui le articolazioni sono marcate allo spasimo, ma senza la brama di strappare il facile effetto né la pericolosa tendenza a frammentare l’arco narrativo.
Certo, si avverte che quella che si ascolta non è una lettura definitiva ma una prima, appassionata, esplorazione, che qualche inciso ha margine per essere ulteriormente lavorato e che ci sono numeri musicali in cui è possibile spingersi più in là - ad esempio nell'esaltare i colori in "Lux Aeterna" - ma forse è proprio questa sensazione di perfettibilità e di ricerca a rendere il debutto di Tjeknavorian nell'opera tanto affascinante.
Se l’Orchestra Sinfonica di Milano è protagonista di un’eccellente prova per nitore, precisione e duttilità dinamica, anche il quartetto dei solisti si rivela ben amalgamato e adeguato ad assecondare il disegno musicale del podio.
Chiara Isotton, soprano, mette in mostra una vocalità luminosa, che svetta soprattutto negli slanci drammatici come l’impressionante finale. È notevolissima la prova di Szilvia Vörös, mezzosoprano dal colore nobile e grande espressività nel porgere la frase.
Il basso Manuel Fuentes, trent’anni ancora da compiere, ha un timbro baciato dalla natura; gli resta solo da rifinire la chiarezza della parola. Mostra qualche opacità nel passaggio e affanno nei gravi il tenore, Raffaele Abete, che pure si difende negli scomodi slanci in acuto della scrittura. Maiuscola la prova del Coro Sinfonico di Milano, che in fondo è il vero protagonista della Messa, preparato da Massimo Fiocchi Malaspina.
Grande successo a fine concerto.
di Paolo Locatelli

Nessun commento:
Posta un commento