23 settembre 2025

Note su note: William Steinberg Complete Command Classical Recordings

   La biografia di William Steinberg è uno dei tanti casi in cui arte e politica, passato e attualità, si rivelano inestricabilmente connessi. Nato in Germania da famiglia ebrea, Steinberg non fu solamente uno dei tanti artisti costretti ad abbandonare il paese per mettersi in salvo dalle persecuzioni razziali, ma tra i primi ad agire direttamente in quello che oggi è Israele, quando, negli anni 30, ancora si configurava ancora come un mandato britannico. Dopo un periodo di apprendistato sotto Otto Klemperer e qualche incarico minore nella provincia tedesca, Steinberg partecipò alla fondazione della Palestine Orchestra (1936), oggi nota come Israel Philharmonic, prima di trasferirsi definitivamente negli Usa, dove trovò la consacrazione come uno dei massimi direttori del suo tempo e protagonista del nascente mercato discografico.

William Steinberg Complete Command Classical Recordings

   Questo cofanetto da 17 CD pubblicato da Deutsche Grammophon è un passo in avanti nella riscoperta di un musicista dimenticato, che pur frequentò assiduamente la sala d’incisione. Vengono proposte le registrazioni realizzate tra gli anni ‘60 e i primi ‘70 per l’etichetta Command Classics, testimonianze di grande fascino benché non esenti da difetti. Il riferimento è innanzitutto alla qualità intrinseca dell’orchestra, la Pittsburgh Symphony, che sotto la guida di Steinberg era assai progredita ma ancora ben lungi dal raggiungere il virtuosismo esecutivo dei tempi più recenti, ragion per cui il suono è sì tendenzialmente grosso e pastoso, ma non sempre pulitissimo e, soprattutto tra gli archi, le imprecisioni e gli scivolamenti verso stimbrature e asprezze non sono rari.

   Fatta la tara della imperfezioni, che d'altro canto accrescono il fascino vintage del prodotto, la raccolta dà modo di apprezzare l’arte di un direttore carismatico ed estroso, capace di infondere nella pagina una tensione e un peso, sia di suono che di pensiero, tutt'altro che comuni, ma anche di curare maniacalmente i dettagli d’articolazione. Il suo Beethoven ad esempio (integrale delle sinfonie) è un uragano d’energia che si abbatte sull’ascoltatore, mentre di contro deludono, almeno a gusto di chi scrive, altri approdi al grande repertorio, come il Bruckner della Settima. Completano la raccolta le sinfonie di Brahms, in verità già ristampate dall'etichetta gialla qualche anno fa, un’antologia wagneriana e una serie di lavori isolati di Schubert, Copland, Gershwin, Rachmaninov, Petrushka di Stravinskij e altro ancora.


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